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| WALDEN COS’E’
E PERCHE’ |
L’indicatore geografico e
spirituale di un pensatore pragmatico e originale
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Henry David Thoreau nato a Concord,
Massachusetts, sulla costa atlantica degli USA, nel 1817. Autore
del mitico saggio “Walden, ovvero la vita nei boschi”
del 1854.
Thoreau viene più volte letto e citato nel film di culto
“L’attimo fuggente” (Peter Weir-
1989), ambientato in un’austera scuola del Vermont nell’autunno
1959, protagonista un nuovo giovane insegnante di lettere moderne
(Robin Williams). La sua concezione della letteratura è
tutt’uno con il suo modo di intendere la vita: percepire
gli stimoli dell’arte, crescere nello spirito, cogliere
l’attimo per un’esistenza da esseri umani capaci
d’emozioni e di scelte.
Ecco perché rivisitare il Walden ed ecco il “sopravvivere
per vivere”, da un suo brano: “Mi recai
nei boschi perché desideravo vivere come volevo io, affrontare
solo i fatti essenziali dell’esistenza, e vedere se potevo
imparare ciò che aveva da insegnarmi, e non, giunto alla
morte, scoprire di non aver vissuto. Non volevo vivere ciò
che non era vita, la vita è cosi cara; né volevo
praticare la rassegnazione se non fosse stato assolutamente
necessario. Volevo manifestarmi nel profondo e succhiare tutto
il midollo dell’esistere robustamente come gli spartani
e sgominare tutto ciò che non era vitale, falciare un’ampia
zona e raderla a zero, mettere la vita stessa in un angolo e
ridurla ai minimi termini, e, se si fosse dimostrata meschina,
afferrarne l’intera e genuina meschinità e proclamarla
al mondo; o, se fosse stata sublime, sperimentarlo direttamente
ed esser capace di darne un vero resoconto nella mia prossima
escursione.”
Figlio di un industriale, Thoreau ottenne la laurea a Harvard,
coltivando gli studi letterari, dai classici latini e greci
a quelli inglesi e alla cultura tedesca. Sarà maestro
di scuola, naturalista, agrimensore, imprenditore. Seguace di
R. W. Emerson, fu una delle figure di spicco del movimento trascendentalista.
Nel 1845 andò a vivere in una capanna, da lui costruita,
sul lago Walden (nello Stato del Massachusetts) e vi soggiornò
per due anni deciso a dimostrare come l'uomo moderno potesse
vivere, solo con i propri mezzi, a diretto contatto con la natura.
Questa esperienza gli ispirò un'opera a metà strada
tra il saggio filosofico e il diario che oggi viene unanimemente
considerata tra i classici della letteratura americana.
Walden è’ un testo di grande seduzione, merito
di una scrittura chiara e penetrante, capace di cambiare sempre
registro: dalla precisione del naturalista alle metafore del
veggente, dai numeri del contabile alle liriche del poeta o
alla concretezza del boscaiolo.
Descrive un esperimento di filosofia pratica, la ricerca di
un’unità di misura per valutare le proprie abitudini
e attitudini. E’ la ricerca dell’essenzialità,
che non significa privazione, ma solo il punto di partenza per
una maggiore consapevolezza.
Comportamenti, convenzioni, ideologie: tutto va messo in discussione
e valutato di persona. «Non ci si può fidare,
senza prove, di alcun modo di pensare o di fare, per quanto
antico».
Per Thoreau, l’unica certezza è la capacità
dell’uomo di scegliere e cambiare. «Io non vorrei
che nessuno adottasse il mio modo di vita […]; perché
[…] desidero che ci sia al mondo il maggior numero possibile
di persone diverse; ma renderei ciascuno molto attento a scoprire
e perseguire il suo modo». Thoreau esalta l’individuo
e la sua autonomia ma il suo spirito, quella che lui stesso
chiama “extra-vaganza”, gli impedisce di isolarlo
in una torre d’avorio «L’universo è
più vasto di ciò che vediamo».
Thoreau fu altresì attento osservatore e critico acuto
della società americana a lui contemporanea, dedicando
scritti e perorazioni soprattutto al problema del potere e della
schiavitù (siamo alla vigilia della guerra civile americana).
Insieme al Walden, il suo scritto più famoso e influente
è sicuramente Disobbedienza civile, un opuscolo pubblicato
nel 1849 nel quale Thoreau teorizzava l'idea dell'opposizione
non violenta che tanto seguito avrebbe avuto nel secolo successivo
(da Gandhi al movimento hippie).
Morì di tubercolosi nel 1862, a soli 45 anni. |
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